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  • Immagine del redattoreEdoardo Rosati

Trattato come una pezza da piedi

Aggiornamento: 19 nov 2021

C’è un aggettivo che va sempre più diffondendosi in medicina: personalizzato.

In pratica, medicina personalizzata è quella che offrirebbe la possibilità, cavalcando i risultati delle analisi genetiche, di ritagliare la strategia terapeutica e l’utilizzo dei farmaci proprio per quel singolo paziente. Per lui soltanto e non per un altro, insomma.

È sicuramente cosa buona: significa mettere a punto il più corretto intervento sul soggetto giusto, arginando così l'eventualità che insorgano eventi avversi o che si adottino trattamenti in realtà non necessari. Del resto, già lo affermava alla fine dell'Ottocento il canadese William Osler, tra i fondatori della medicina moderna: «È assai più importante sapere che tipo di paziente ha una malattia anziché di quale malattia soffre un paziente».

E poi, diciamocelo, c’è l’insistenza su quella parolina magica, per l'appunto: persona. Che mica è così scontata nelle corsie di un ospedale e nei discorsi dei camici bianchi.

Anzi, spesso capita che del paziente si parli... “a pezzi”.


A spiegare egregiamente il concetto è la segnalazione di un medico di Montreal, che ha indirizzato una lettera al New England Journal of Medicine (contenuta nel libro Scarpe slacciate e altre strane malattie, Il Pensiero Scientifico Editore).


Riferisce il caso di un sessantacinquenne, diabetico, ricoverato per otto mesi nel suo reparto di Ortopedia per una complicazione infettiva al piede. L’uomo se ne stava tutto abbacchiato, depresso quasi, nonostante l’infezione migliorasse a vista d’occhio. Poi, interpellato dal medico sul perché di quell’avvilimento, la drammatica confessione: «Dottore, sono mesi che ho la sensazione che tutti i medici di questo ospedale abbiano steso un lenzuolo sul mio corpo. Tutto quello che a loro interessa è il mio piede. Non faccio altro che sentire frasi del tipo: “Il piede della stanza 8 sta andando molto bene”, “Infermiera, accompagni il piede della stanza 8 giù in Radiologia”, “Se il piede della stanza 8 dovesse peggiorare e causare dolore, io suggerirei di somministrargli un calmante”… Per il resto del mondo io sono soltanto un piede. E per giunta infetto! Perché non riescono a considerarmi un essere umano che ha bisogno di assistenza anche... per il resto del corpo?».




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