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  • Immagine del redattoreEdoardo Rosati

Sindromi ai confini della realtà

Aggiornamento: 14 ott 2022

Eponimo.

In medicina questo termine indica il personaggio che ha assegnato il proprio nome a un certo organo (vedasi la tuba di Eustachio, per esempio) o a una determinata sindrome o malattia (come l’iperfunzione della tiroide denominata «malattia di Basedow-Graves»).

Ma in ambito medicale ci sono pure svariate etichette dai retroscena fantasiosi e folcloristici. Definizioni che non derivano dai cognomi di qualche insigne anatomista o clinico, ma affondano le radici medico-scientifiche in contesti… letterari e immaginifici.

Gli esempi che qui voglio proporvi sono la perfetta testimonianza di questi dotti e bizzarri retaggi!


1.

La sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

Si tratta di un disturbo neurologico descritto per la prima volta nel 1955 e contrassegnato dall’alterazione dell’immagine del corpo. Il paziente diviene preda di illusioni: le dimensioni delle parti corporee o quelle degli oggetti circostanti vengono percepite in maniera distorta. Accade così che la persona assista all’allungamento o al rimpicciolimento di un arto! Il più delle volte la testa e le mani sembrano sproporzionate. Si perde anche il senso del tempo, che può scorrere a passo di lumaca o esageratamente alla svelta. Sono esperienze “ai confini della realtà” che gli autori anglosassoni chiamano per l’appunto Alice in Wonderland Syndrome, a ricordo dei fenomeni “allucinatori” narrati nel romanzo di Lewis Carroll, in cui la bambina protagonista cresce a dismisura o di colpo diventa lillipuziana. La causa? In genere, una lesione limitata, focale, di un’area della corteccia cerebrale (di natura irritativa epilettica, per esempio, come nella sindrome del lobo parietale od occipitale).


2.

La sindrome del cadavere che cammina

È una condizione rara, illustrata dal neurologo francese Jules Cotard nel 1880 (e per questo definita anche sindrome di Cotard). I connotati sono davvero degni di un film horror-splatter: il paziente è pervaso da una convinzione delirante e nichilista di essere morto o di… non esistere. Sente di aver perduto organi interni, sangue, porzioni del corpo e insiste nell’affermare di non possedere più la propria anima. In pratica, crede di essersi trasformato in un cadavere ambulante. Queste manifestazioni sono state associate alla presenza di svariate situazioni patologiche (dall’epilessia ai tumori cerebrali) e quadri psichiatrici diversi, quali la depressione severa. Nel 2008 venne segnalata la storia di una donna filippina di 53 anni: la sua famiglia si rivolse ai servizi sanitari di emergenza perché la paziente si era dichiarata… deceduta. Avvertiva su di sé il nauseabondo odore di carne in decomposizione e chiedeva perciò di essere condotta all’obitorio!


3.

La sindrome dell’accento straniero

L’acronimo inglese è FAS: Foreign Accent Syndrome. Parliamo di un raro disturbo del linguaggio in cui emerge una cadenza del parlato chiaramente “straniera”. Le iniziali segnalazioni risalgono al primo ventennio del secolo scorso, quando nel 1907 il medico francese Pierre Marie descrisse un paziente parigino che aveva sviluppato un distinto accento alsaziano, e il neuropsichiatra ceco Arnold Pick riportò nel 1919 il caso di un macellaio ventiseienne che parlava con inflessione polacca all’indomani di un ictus. Le cause più comuni sono proprio gli infarti e le emorragie cerebrali che colpiscono le aree linguistiche dominanti del cervello, ma sul banco degli imputati figurano pure i tumori cerebrali, le demenze vascolari, la sclerosi multipla e i traumi cranici, ma non viene esclusa anche l’origine psichiatrica, cioè senza un danno neurologico dimostrabile.


4.

La sindrome della mano aliena

Il corpo umano è davvero terra di sconcertanti misteri… La dicitura anglosassone è: Alien Hand Syndrome. Un quadro caratterizzato dal fatto che una mano acquisisce “vita propria”, per così dire, e comincia a esibire movimenti del tutto involontari, sbottonando una camicia appena chiusa, per esempio, e giungendo persino ad aggredire il suo “padrone”. È capitato a una donna ottantunenne, come ha descritto nel 1988 un report del Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry. La paziente riferì ai sanitari che la sua mano sinistra si comportava come se fosse sotto il controllo di qualcun altro e che un giorno aveva persino tentato di strangolarla. Gli accertamenti neurologici verificarono la presenza di molteplici disordini a carico della sensibilità generale e dell’elaborazione degli stimoli sensitivi per colpa di un infarto che aveva coinvolto un’arteria cerebrale. La Alien Hand Syndrome (che può insorgere anche per neoplasie al cervello, neurodegenerazioni come l’Alzheimer e interventi neurochirurgici) è stata rilevata per la prima volta nel 1908 dal neurologo tedesco Kurt Goldstein. La persona spesso cerca di impedire alla mano “aliena” di agire bloccandola saldamente con l’altra e per questo gesto, reso memorabile dall’attore Peter Sellers nell’immortale film di Stanley Kubrick Il dottor Stranamore, la AHS viene soprannominata Strangelove Syndrome.


5.

La sindrome dell’autoproduzione di birra

A caratterizzare questa condizione è una fermentazione intestinale anomala, da parte di funghi o batteri residenti nel tratto gastroenterico, che finisce per sfornare etanolo. Coloro che si ritrovano alle prese con tale fenomeno finiscono per presentare molti dei segni e dei sintomi tipici di un’intossicazione alcolica pur non avendo ingurgitato il benché minimo goccio d’alcol. È un’eventualità rara, descritta tanto nei bambini quanto negli adulti (sia maschi, sia femmine). Alla base del disagio c’è uno squilibrio in quel fisiologico consorzio di microbi intestinali chiamato «microbiota», che porta al sopravvento di certi ceppi batterici e di vari lieviti delle famiglie Candida e Saccharomyces con spiccate attività fermentanti. La produzione in quote minime di etanolo endogeno (che ha origine interna, per capirsi) è parte del naturale processo digestivo, ma quando certi lieviti o batteri “alzano la cresta” e diventano preminenti, ecco che i livelli di alcol nel sangue s’impennano. E così si possono superare nostro malgrado i limiti dei tassi alcolemici previsti dalla legge e rischiare sospensioni della patente di guida! La perturbazione del microbiota è dovuta alle diete particolarmente infarcite di grassi e zuccheri raffinati, ricche di prodotti alimentari industriali.


6.

La sindrome dell’odore di pesce

In medichese, il termine scioglilingua per indicare questa situazione è trimetilaminuria. Vuol dire la presenza nelle urine (ma anche nel sudore e nell’aria espirata) di una sostanza chiamata trimetilammina, il cui odore viene paragonato a quello del pesce marcio. Tutta colpa di una disfunzione del metabolismo, per il deficit ereditario di un enzima chiave (l’FMO3, la flavina-monoossigenasi-3) ma pure in seguito, per esempio, a una compromissione delle funzioni epatiche. Risultato: l’organismo non riesce a convertire tale composto nella sua forma molecolare inodore. Va da sé che, a prescindere dalle cause scatenanti, si tratta di una condizione che produce sulla vita psicosociale dell’individuo un devastante impatto emotivo, che incrina le relazioni interpersonali, affettive e professionali. Nel 1970 venne segnalato il primo caso clinico di FOS (l’acronimo sta per Fish Odor Syndrome) sulle pagine della rivista medico-scientifica Lancet, ma, a onor del vero, già William Shakespeare nella sua opera teatrale La tempesta descrive lo schiavo Calibano come un essere deforme il cui corpo emanava odore di pesce andato a male.


7.

La paralisi del sonno

Il sonno della ragione genera mostri, recita il titolo della celeberrima opera realizzata nel 1797 da Francisco Goya. Lo confermerebbe quel disordine neurologico chiamato paralisi del sonno. Ci si sveglia nel cuore della notte, gli occhi sbarrati, la muscolatura ibernata, assolutamente incapace di sollevare un solo dito, il torace provato dall’affanno, con la sensazione di una presenza schiacciante sul petto… Siamo coscienti ma impossibilitati a muoverci. L’Ishmael di Moby Dick accusava terribili attacchi di sleep paralysis. Gli episodi durano in genere una manciata di secondi, ma ciononostante sconcertano intensamente, perché a essi si associano anche un pervasivo sentimento di paura e una propensione a sperimentare allucinazioni disturbanti e paurose. Durante il normale sonno REM subentra una paralisi naturale dei muscoli, che, quando sogniamo, serve a tutelarci dal rischio di ferirsi, scalciando o agitando le braccia in seguito all’esperienza onirica. Nella sleep paralysis succede che i meccanismi che separano la veglia dal sonno REM mancano di sincronizzarsi, e così ci si ritrova svegli e sgomenti in quella totale immobilità corporea.


8.

La sindrome di Stendhal

Quando la bellezza è così travolgente da annebbiare i sensi… Succede nella sindrome di Stendhal, termine coniato nel 1989 dalla dottoressa Graziella Magherini in onore dello scrittore francese Marie-Henri Beyle (1783-1842), in arte Stendhal, celebrato per i romanzi Il rosso e il nero e La Certosa di Parma. Tachicardia, capogiri, sudorazione, disorientamento, svenimenti e confusione possono travolgere chi sta ammirando un'opera d'arte con la quale si entra in profonda connessione emotiva. Gli stessi sintomi descritti da Stendhal quando si ritrovò a visitare la basilica di Santa Croce a Firenze, potentemente sopraffatto dalla magnificenza del luogo e dalla sua sontuosa storia. Magherini, psichiatra e psicoanalista, ebbe modo di studiare oltre un centinaio di turisti, rimasti colpiti, dopo aver contemplato il complesso monumentale e i suoi capolavori, da un corteo di disagi coerenti con gli scritti del letterato francese. Un fenomeno psicosomatico analogo è stato segnalato con la “sindrome di Parigi”, descritta nel 1986 dallo psichiatra giapponese Hiroaki Ota, il quale osservò che diverse persone, dopo aver visitato la captale della Francia, finivano per accusare cardiopalmo, affanno, vertigini e allucinazioni, visive e acustiche. Un repertorio sintomatologico evidentemente prodotto, nei viaggiatori predisposti, dal formidabile “choc culturale” scaturito dal contatto con produzioni artistiche e stili di vita significativamente diversi e coinvolgenti.



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